Poesia

87) Severdyn – 28/03/2023

 

Era l’ospite più gradito,

nei giovedì del rientro,

un alunno della classe di mia moglie:

bosniaco di nascita ma cresciuto tra noi

piccolo magro ma dagli occhi vivaci

vispi volpini e intelligenti.

 

Era una festa per noi

averlo a pranzo e per lui

che attraverso i suoi racconti

ci introduceva in un mondo lontano

e una cultura diversa

seppur a contatto quotidiano con noi.

 

Era un piacere ascoltare le sue cose,

la sua interpretazione della realtà,

la sua vita di stenti quotidiani,

ma vissuta con dignità orgoglio e umiltà,

(sferzante lezione per noi svezzati da anni)

e da noi considerata barbara e incivile

la doccia con acqua fredda di prima mattina

in luoghi comuni per precedere gli altri.

 

Era sconcertante ascoltare,

con imbarazzo e impotenza,

il racconto dei loro articolati riti:

il “cruento” passaggio all’adolescenza

e la “vendita” delle sorelle minori,

ritenuta giusta usanza, in cambio

di denaro e un nodoso bastone

contro la volontà delle povere ragazze.

 

 

una poesia al giorno

 

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