Poesia

155) Testamento di un padre deluso – 04/06/2023

 una poesia al giorno

 

“Figghicè, io nella vita mi sono sempre sforzato di rispettare

la legge degli uomini e quella di Dio (e non sempre è stato facile),

e in cambio tutti  i santi giorni mi sono amareggiato e sono stato preso

a pesci in faccia (come si dice quando si subiscono torti); pertanto

sto pensando seriamente di cambiare atteggiamento, adottando

un nuovo ‘decalogo’, che potrei chiamare degli ‘stuffamenti’…

 

Primo, mi sono ‘stuffato’ di prenderla sempre a quel paese…

 

Secondo, mi sono ‘stuffato’ di comportarmi correttamente,

tanto non serve nè a me nè agli altri…

 

Terzo, mi sono ‘stuffato’ di porgere sempre l’altra guancia,

perchè ormai la stessa è arrossata e gonfia oltre misura,

da fare spavento…

 

Quarto, mi sono ‘stuffato’ di fare le file con pazienza e poi

di essere superato sempre, con furbizia, dall’ultimo arrivato…

 

Quinto, mi sono ‘stuffato’ di rispettare il codice stradale ed essere

per questo preso a parolacce perchè rallento le corse cittadine

dei ‘padroni’ delle strade, attraverso gli incroci solo col verde,

perchè non dò la precedenza a chi proviene dai sensi vietati,

perchè rispetto i limiti di velocità (cosa grave e offensiva),

perchè mi fermo per far passare i pedoni sulle strisce;

oppure preso in giro perchè, quando guido, non fumo,

non parlo al telefono, non mando messaggi, uso la cintura

e non parcheggio nei posti riservati ai disabili…

 

Sesto, mi sono ‘stuffato’ di rispettare le modalità indicate

dall’ordinanza comunale per la raccolta dei rifiuti e di raccogliere

le cacche del mio cane, per poi calpestare quelle degli altri.

 

 

Settimo, mi sono ‘stuffato’ di pagare le tasse non in proporzione

alle mie entrate, ma per coprire gli sprechi di una classe politica

vorace e corrotta, e compensare il buco degli evasori e

di tutti i professionisti e i commercianti ricconi, che

non rilasciano ricevute e fattura per le loro attività.

 

Ottavo, mi sono ‘stuffato’ di difendere (fino alla morte..) le idee

e il diritto alla parola di quelli che non hanno mai avuto

uno straccio di pensiero decente e utilizzano la parola solo

per i propri interessi e non per dire la verità…

 

Nono, mi sono ‘stuffato’ di non fare agli altri (di ricambio)

il male che gli altri sistematicamente fanno a me; oppure

di votare gli incapaci, gli incompetenti, i ladri e gli arrivisti,

che si candidano solo per curare i propri interessi…

 

Decimo, mi sono ‘stuffato’ di studiare con impegno

per migliorarmi, di partecipare ai concorsi senza

la raccomandazione di rito, di chiedere lavoro senza

prostituirmi al potente di turno, di votare liberamente

per i meritevoli e i capaci, di rischiare la vita

solo perchè ho voglia di una vita sociale normale…”

 

Dinnanzi all’amarezza del figlio, sorpreso da tali gravi

affermazioni, il padre prontamente corresse:

“Figghicè, il mio era chiaramente uno sfogo con ironia;

tieni sempre a mente che cu nasci tundu, non mori quadratu”.

 

una poesia al giorno

 

 

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